COMMERCIO IN ITALIA, I DATI DEL PRIMO RAPPORTO CONFCOM

Il commercio al dettaglio italiano sta attraversando una profonda trasformazione: la rete dei punti vendita si riduce, mentre le imprese diventano più grandi, più strutturate e più produttive. È il quadro che emerge dal primo Rapporto Confcommercio sul commercio in Italia (link al documento integrale), elaborato dall’Ufficio Studi della Confederazione e presentato il 20 luglio a Roma, che fotografa un settore capace di adattarsi all’inflazione, all’evoluzione dei consumi e alla crescente integrazione tra commercio fisico e digitale.

Tra il 2018 e il 2025, dunque, il numero delle unità locali del commercio al dettaglio è sceso da 666.479 a 570.313, con una riduzione del 14,4%. La contrazione ha colpito soprattutto il commercio ambulante (-27,3%) e i piccoli negozi alimentari (-17,9%). Gli addetti sono diminuiti in misura molto più contenuta, passando da 1,905 a 1,871 milioni (-1,8%). Il ridimensionamento della rete commerciale non si è quindi tr tradotto in un analogo calo dell’occupazione

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Cambia anche la struttura delle imprese: tra il 2012 e il 2025 la quota delle società di capitali è quasi raddoppiata, passando dal 9% al 17,4% del totale. Il settore si concentra su operatori mediamente più organizzati, con maggiore capacità finanziaria e dimensioni più ampie.

I risultati economici confermano questa trasformazione.: tra il 2018 e il 2025 il fatturato complessivo del commercio al dettaglio è cresciuto da 326,8 a 410,7 miliardi di euro (+25,7%). Il fatturato medio per addetto è salito da 172 mila a 220 mila euro (+27,9%), segnalando un deciso recupero di produttività.

Non tutti i comparti seguono la stessa dinamica. I discount alimentari rappresentano il segmento più dinamico: il numero dei punti vendita cresce del 7,4%, mentre il fatturato risulta più che raddoppiato (+101,1%), un dato che riflette la crescente attenzione delle famiglie al contenimento della spesa in un periodo in cui, tra il 2018 e il 2025, i prezzi al consumo sono aumentati del 19,8%.

Prosegue, poi,  l’espansione dei canali alternativi al negozio tradizionale. Le attività legate all’e-commerce, alla vendita porta a porta e ai distributori automatici aumentano del 13,6%, mentre il fatturato cresce del 41,9%. Gli ipermercati continuano a perdere terreno (-8,4% di fatturato), così come il commercio ambulante (-14,9%).

L’evoluzione del settore conferma una tendenza ormai consolidata: diminuiscono i negozi, aumenta la dimensione media delle imprese. In diversi comparti gli addetti crescono nonostante la riduzione dei punti vendita, segnale di una progressiva concentrazione verso operatori più efficienti. È il caso dei supermercati e delle grandi superfici dedicate ai prodotti tecnologici (+8,3% di addetti), così come dei negozi di abbigliamento, calzature e gioielleria (+3,4%).

Tra gli esercizi specializzati spiccano le farmacie, che aumentano il fatturato del 43,5%, sostenute dall’ampliamento dell’offerta di servizi sanitari e prodotti per il benessere. Crescono anche i negozi dedicati alla casa e alla persona (+28%) e quelli specializzati nei prodotti ICT (+25,5%), comparti che registrano incrementi superiori all’inflazione.

Più difficile la situazione delle attività di prossimità: edicole, librerie, cartolerie, negozi di giocattoli e di articoli musicali continuano a ridursi, penalizzati dalla digitalizzazione dei consumi culturali. Per Confcommercio il fenomeno non produce soltanto effetti economici, ma impoverisce anche il tessuto urbano, riducendo servizi essenziali soprattutto per anziani, residenti delle aree interne e persone con difficoltà di mobilità.

Gli ipermercati, dal canto loro,mostrano un progressivo ridimensionamento anche nella dimensione media dei punti vendita. Il modello delle grandi superfici commerciali perde centralità a favore di formule più flessibili e di prossimità, una tendenza già osservata in altri Paesi europei.

Sul piano territoriale, infine, il Mezzogiorno mantiene una maggiore densità commerciale rispetto al Centro-Nord. Il risultato è legato a minori opportunità di lavoro dipendente, alla diffusione dell’autoimprenditorialità, agli incentivi pubblici e alla crescita dei flussi turistici. La maggiore resilienza potrebbe però riflettere un ritardo nei processi di razionalizzazione già avvenuti nel resto del Paese. Il numero dei negozi potrebbe quindi diminuire più rapidamente anche al Sud, accompagnato da un’ulteriore espansione della grande distribuzione e dei discount.

Fonte: Confcommercio